CUORE, IL GRANDE SOTTOVALUTATO: UN ITALIANO SU CINQUE IGNORA I RISCHI

IL MESE DELLA SALUTE CARDIOVASCOLARE accende i riflettori su una realtà complessa: gli italiani conoscono i rischi, ma faticano a passare all'azione. Secondo una recente indagine condotta da Doctolib.it su un campione di 2.700 cittadini tra i 18 e i 70 anni, il 74% è consapevole che le malattie del cuore sono la prima causa di morte in Italia. Tuttavia, questa consapevolezza non si traduce sempre in controlli medici: il 20% degli intervistati non si sente affatto a rischio e oltre un terzo ammette che le difficoltà della vita quotidiana impediscono di adottare uno stile di vita sano. La dott.ssa Andreina Benedetta Santagostino, cardiologa di Doctolib.it, spiega: «Dall'indagine emerge chiaramente che le principali barriere alla prevenzione, al di là della mancanza di informazione, sono le difficoltà pratiche e le differenze di genere sostanziali. Solo combinando informazione, check-up strutturati e percorsi preferenziali si può davvero ridurre il rischio di malattie cardiache in Italia». Genere e stile di vita: le barriere alla prevenzione L'indagine evidenzia una netta distinzione tra i sessi negli ostacoli alla prevenzione: le donne lamentano soprattutto la mancanza di tempo e l’eccessivo carico familiare. gli uomini citano più spesso i costi, i tempi di attesa e la mancanza di sintomi, che porta a sottovalutare il pericolo. La routine clinica consigliata: oltre l'ansia da controllo Molti italiani eseguono esami (il 59% ha controllato colesterolo e glicemia negli ultimi sei mesi) ma spesso lo fanno spinti dall'ansia del momento piuttosto che da una pianificazione. La dottoressa Santagostino chiarisce come muoversi correttamente: «I dati mostrano un trend incoraggiante ma spesso legato soprattutto a uno stato di ansia per la propria salute. Per trasformare questa spinta emotiva in una corretta routine clinica, è raccomandabile che dopo i 30 anni venga effettuato almeno una volta un check-up ematico completo (comprensivo di emocromo, funzionalità renale ed epatica, profilo glicemico, lipidico e tiroideo) così da avere un quadro di screening completo e non frammentario». Per quanto riguarda la pressione arteriosa, misurata dall'80% degli intervistati negli ultimi sei mesi, la dottoressa aggiunge: «Per non limitarsi all'eventuale monitoraggio casalingo, l’ideale sarebbe promuovere campagne di misurazione gratuita presso farmacie e ambulatori, rendendo il controllo accessibile anche a chi non possiede strumenti propri o non ne ha l'abitudine consolidata». Prevenzione cardiovascolare: diagnostica e divario sociale Il 78% degli interpellati ha affermato, poi, di aver eseguito almeno una volta - anche grazie alla pratica di attività sportive - l'elettrocardiogramma (ECG) a riposo, il 43% l'ecocardiogramma (o ecocolordoppler cardiaco) e il 34% il test da sforzo (o elettrocardiogramma sotto sforzo). Tuttavia, il 9% non ha mai effettuato alcun esame cardiologico, percentuale che sale tra le donne (11%) e le persone con un livello di istruzione più basso (14%). Per colmare questo divario, la dottoressa Santagostino delinea una strategia su più livelli: «Serve risolvere la mancanza d’informazione con campagne più ampie per insegnare a riconoscere i campanelli d'allarme. Dall'altro lato, è fondamentale istituire visite di screening a basso costo o offerte dallo Stato con percorsi preferenziali». Un nuovo welfare per le donne Infine, la cardiologa lancia un appello per sostenere l'universo femminile, spesso schiacciato tra lavoro e famiglia: «La soluzione passa attraverso il welfare aziendale e l'introduzione di permessi lavorativi specifici per la salute, permettendo così anche alle donne lavoratrici di trovare il tempo per la prevenzione».

2026-02-09T12:17:15Z