UN’INIZIATIVA PER UN’AGRICOLTURA BIOLOGICA E RIGENERATIVA

L’agricoltura biologica in Italia è una realtà consolidata e in crescita: nel 2024, la superficie agricola destinata al biologico ha superato 2,5 milioni di ettari, in aumento del 2,4% rispetto al 2023 e del 68% negli ultimi dieci anni, coinvolgendo ormai oltre il 20% dei terreni agricoli. Le aziende agricole biologiche sono ben 87.000 e il mercato interno ha raggiunto un valore di 3,96 miliardi di euro. L’agricoltura biologica promuove anche la qualità complessiva dell’agricoltura italiana avendo, grazie al suo successo, un ruolo di traino, una funzione esemplare per la diffusione di pratiche agro-ecologiche sempre più estese. Partendo da questi dati di fatto, in collaborazione con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Davines Group, ha promosso “The Good Farmer Award“: un premio per i giovani agricoltori che praticano un’agricoltura biologica e rigenerativa.

L’esigenza di promuovere un’evoluzione dell’agricoltura biologica verso pratiche agricole che siano anche rigenerative, è sollecitata, a mio avviso, da alcune rilevanti necessità: di affrontare le sfide epocali, di mitigazione e di adattamento, del cambiamento climatico, di essere più efficaci nell’affrontare il crescente e preoccupante degrado dei suoli agricoli e di avere un ruolo più attivo dell’agricoltura nel ripristino del capitale naturale. L’agricoltura, infatti, può avere un ruolo importane nella riduzione degli ossidi di azoto – gas a effetto serra- dispersi in atmosfera dai fertilizzanti azotati, di aumento del sequestro e dello stoccaggio di carbonio nei suoli, oltre che con la riduzione delle emissioni di gas serra degli allevamenti. L’agricoltura, inoltre, per prevenire, o almeno ridurre, i danni della crisi climatica, deve ridurre la propria vulnerabilità rispetto sia ai rischi delle alte temperature - di siccità prolungate, di aridificazione e di desertificazione - sia a quelli di piogge molto intense e concentrate in brevi periodi, con aumento degli allagamenti e delle alluvioni.

Rivitalizzando i suoli e aumentando il contenuto di sostanza organica, si favorisce l’infiltrazione e l’accumulo delle acque, riducendo sia la vulnerabilità alle siccità, sia, con un maggiore assorbimento di acqua, il rischio di alluvioni. Si stima che aumentando dell’1 % il contenuto di sostanza organica nel suolo, la capacità di trattenere acqua aumenti di quasi 300 metri cubi per ettaro. Oltre il 60% dei suoli nell’Unione Europea è soggetto a processi di degrado, con impatti che vanno dalla perdita di produttività agricola alla riduzione della biodiversità. In Europa processi erosivi consumano circa un miliardo di tonnellate di terreno ogni anno e più del 70% dei terreni agricoli è affetto da profondi squilibri nutrizionali. Sono urgenti pratiche agricole che fermino il degrado e siano in grado di rigenerare i suoli attraverso il ripristino del microbiota, la biodiversità della popolazione dei microorganismi, fondamentale per la vita e la fertilità dei terreni agricoli. Il degrado ecologico di non poche zone agricole - con inquinamenti diffusi in alcuni territori, con un’aria di scarsa qualità, con acque di falda e di superficie in uno stato ecologico non buono, con la scomparsa di insetti impollinatori e la perdita di biodiversità – suscita una crescente preoccupazione sia per l’agricoltura sia per l’ambiente. È tempo che l’agricoltura non solo non utilizzi pratiche che generano degrado ambientale, ma sia protagonista del ripristino e della rigenerazione del capitale naturale dei territori.

L'agricoltura biologica si basa su un metodo di coltivazione che impiega sostanze e processi naturali, con l’esclusione di prodotti della chimica di sintesi: pesticidi, erbicidi, concimi chimici ed anche OGM. L’agricoltura rigenerativa si basa su un metodo di coltivazione che punta a mantenere e ripristinare la biodiversità del suolo e degli ecosistemi agricoli in modo che siano in grado di fornire servizi ecosistemici di qualità e a lungo termine. L’agricoltura biologica e rigenerativa è un’evoluzione, in parte già prevista nelle pratiche agricole biologiche, in parte innovativa. Le pratiche agricole rigenerative non sono consolidate e regolate da precisi disciplinari e certificazioni come quelle biologiche. Con l’analisi, gli approfondimenti e le verifiche sul campo realizzate con questo premio, ci proponiamo di contribuire alla miglior definizione, oltre che alla diffusione dell’agricoltura biologica e rigenerativa. Partendo da aziende che praticano un’agricoltura biologica certificata che adottino anche pratiche agricole rigenerative, individuate con una griglia che prevede la policoltura e la rotazione colturale, con l’alternanza di colture depauperanti e colture miglioratrici, per mantenere una buona struttura del suolo, per incrementare la disponibilità di nutrienti e per ridurre di patogeni e infestanti. Con la minimizzazione del disturbo del suolo con l’utilizzo di tecniche di lavorazione del terreno non in profondità, con una minima inversione degli strati. Con l’utilizzo di colture di copertura e pacciamatura per ridurre l'erosione, fornire nutrienti al suolo e migliorare il controllo biologico di infestanti. Con tecniche di coltivazione basate sul risparmio idrico, sull’utilizzo efficiente e il riutilizzo delle risorse idriche e con colture non idro-esigenti. Con l’introduzione di colture di servizio agro-ecologico per scopi agronomici e/o ambientali, l’utilizzo di sistemi agro-forestali, per il microclima, per migliorare la fertilità del suolo e per il recupero di elementi nutritivi dagli strati più profondi. Con le combinazioni equilibrate fra colture, allevamenti e territori: dove allevamenti e coltivazioni siano adeguatamente fra loro integrati, e dove entrambe concorrono al ripristino e al mantenimento delle qualità ecologiche dei territori. Con la scelta di specie, di varietà di piante e di razze di animali, più idonee anche alla rigenerazione dei suoli e dei territori e adatte alle nuove condizioni climatiche.

2025-12-05T10:45:32Z